venerdì 18 gennaio 2019
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Avellino, dalla B alla D. Dopo la caduta, si punta alla rinascita
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È solo l’ultima delle grandi piazze e società costrette a ripartire dai bassifondi del calcio italiano in seguito a problemi finanziari. La Covisoc nel mese di luglio, l’istituto di vigilanza del calcio italiano, non ha concesso la licenza agli irpini per partecipare a quel campionato di Serie B che l’Avellino si era guadagnato sul campo, al termine di una stagione dignitosamente disputata e chiusa al quindicesimo posto, ottenendo una salvezza piuttosto tranquilla. Campionato cadetto a cui però non hanno potuto partecipare quest’anno, come confermato poi dal Tar del Lazio, in seguito alla non adempienza di alcuni requisiti economici.

L’Avellino si è dunque ritrovato costretto a cominciare nuovamente da zero, con l’ennesima rifondazione degli ultimi anni, con una nuova denominazione e soprattutto la ripartenza dalla Serie D. Oggi le cose vanno meglio, sebbene non stia comandando la classifica del proprio girone (occupata dal Trastevere) come era magari lecito attendersi da una grande piazza come quella avellinese.

Gli irpini sono in quinta posizione, abbastanza distanti dalla prima, ma nell’ultima casella utile per lottare nei playoff utili al ritorno in Serie C, il grande obiettivo stagionale della società campana. 25 punti, un mercato che dovrà decollare nella sessione invernale e la necessità di riconquistare quanto prima una categoria che meglio compete alla storia di una piazza che negli anni ’80 ha scritto pagine importanti del calcio italiano e nella Serie A.

Un mercato, quello dell’Avellino, piuttosto condizionato dalla mancanza di fondi: un solo acquisto, per 90 mila euro, quello che ha portato il terzino sinistro Nicola Falasco (già in prestito lo scorso anno) dalla Roma: 24 anni e di buone prospettive, ha rappresentato l’unico investimento della società che in uscita ha dovuto invece veder partire tanti pezzi da 90, senza poter ricavare nulla. Da Ardemagni a Castaldo fino a Rizzato: alcuni dei maggiori protagonisti nel campionato di Serie B della passata stagione.

Un’Italia che dunque vive di realtà opposte, all’interno degli stessi confini. Nuovi fallimenti altisonanti, da Avellino a Bari, nell’estate in cui Cristiano Ronaldo sbarcava in Italia, sponda Juventus. La classifica dei giocatori più ricchi del calcio italiano annovera in buona parte giocatori della Vecchia Signora: in primis il portoghese coi suoi 30 milioni di euro annui, a seguire i vari Emre Can, Bonucci, Douglas Costa, Pjanic e Dybala. A interrompere questa egemonia Donnarumma e i suoi discussi 6 milioni di euro strappati da Raiola lo scorso anno, Higuain e i 7.5 ottenuti in seguito alla cessione proprio dalla Torino bianconera fino a Insigne e Dzeko, che chiudono la speciale graduatoria con i loro 4.5 milioni netti all’anno.

Storie diverse, specchio di un’Italia che vive un gap sociale ed economico sempre più marcato fra chi può spendere e gode di incassi ingenti, a cospetto di coloro i quali faticano anche semplicemente ad iscriversi ad un campionato. Storie non solo di calcio inferiore, ma anche di A e di plusvalenze finte, come quelle del Chievo, penalizzato questa stagione e destinato alla Serie B.

(venerdì 14 dicembre 2018 alle 11:36)
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