mercoledì 18 marzo 2015
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Alza Max, alza in cielo quel tabellone. Fallo vedere alla Bari (2-0)
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Avellino-Bari 2-0
AVELLINO (4-3-1-2): Frattali; Pisacane, Ely, Fabbro, Bittante (45’ st Regoli); D'Angelo (31’ st Almici), Arini, Zito (26’ st Schiavon); Sbaffo; Castaldo, Trotta. A disp.: Gomis, Comi, Soumarè, Kone, Angeli, Mokulu. All.: Rastelli.
BARI (4-3-3): Guarna; Salviato, Rinaudo, Contini, Calderoni; Schiattarella (12’ st Galano), Donati (38’ st Romizi), Bellomo; Boateng, Ebagua, De Luca (29’ st Caputo). A disp.: Donnarumma, Benedetti, Filippini, Rada, Camporese, Defendi. All.: Nicola.
ARBITRO: Pasqua di Tivoli.
Guardalinee: Valeriani e Del Giovane.
Quarto uomo: Ripa.
MARCATORI: 24’ pt D’Angelo, 39’ st Trotta.
NOTE: spettatori 8000 circa, di cui 800 ospiti. Ammoniti: Sbaffo (A), Ebagua (B), Contini (B), Trotta (A). Angoli: 8-5 per l’Avellino. Rec.: pt 0’; st 5’.

AVELLINO
Alza Max, alza in cielo quel tabellone. Fallo vedere alla Bari che pure l’Avellino s’intende di goliardia da vittoria. E che trionfo. Non casuale ma fortemente voluto dopo lo scivolone di Carpi. E vero qualche malumore c’è stato, come in ogni famiglia che si rispetti. Ha fatto male perdere contro la capolista. Ormai è acqua passata. Sono bastati i video dell’andata al “San Nicola”, i selfie fatti nello spogliatoio biancorosso e quel 4-2 stampato in mente, immeritato e casuale, a far ricaricare subito le batterie ad un Avellino perfetto come lo è stato Rastelli, ancora una volta nelle scelte iniziali. Se è sulla panchina biancoverde da tre anni ormai è merito esclusivamente della famiglia Taccone e di un direttore sportivo, Enzo De Vito, ingiustamente sottovalutato. Il ciclo Rastelli-Taccone ha regalato una promozione e due salvezze consecutive in cadetteria come non capitava dalla fine degli anni ottanta, inizio novanta. Un piccolo record ed un vanto per una Provincia affogata ormai nelle solite difficoltà. L’Avellino è diventata un’Eccellenza assolutamente da sostenere (non è mai tardi per svegliarsi, vero politici ed imprenditori locali?). Non da condannare, vero Paparesta? Certo l’accoglienza riservata al presidente del Bari non è stata “normale” in tribuna Montevergine. Dalle nostre parti, però, si dice “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Ciò non giustifica nessuno ma nel calcio spesso si ha la memoria corta, vero ex arbitro? Non era la solita partita e l’Avellino l’ha interpretata al massimo delle proprie potenzialità, soffrendo soltanto in alcuni frangenti della ripresa e rischiando la beffa su un diagonale di Ebagua bloccato prontamente da Frattali a sorpresa preferito a Gomis. L’altra novità è l’impiego di Zito dall’inizio. L’ex Ternana in certe gare sa esaltarsi, oltre che prendersi gioco di avversari poco rispettosi proprio come all’andata. Sua la punizione respinta a fatica da Guarna che ha agevolato il tap-in di D’Angelo lesto e fatale proprio come lo scorso campionato. Nelle retrovie non passa uno spillo. Pisacane annienta De Luca. Ely e Fabbro stringono bene su Ebagua, mentre Boateng non spaventa Bittante. In mediana Sbaffo dimostra che è un trequartista naturale. Trotta (splendido il raddoppio di sinistro al 39’) è ormai il partner stabile di Castaldo in avanti, mentre Arini non fa rimpiangere il miglior Kone. Le alternative, rispetto alla passata stagione, ci sono e sono molto utili soprattutto quando in sette giorni si devono affrontare tre impegni ravvicinati. Rastelli ha una rosa competitiva. Salvezza, a quota 49 punti, in tasca con ben 12 turni d’anticipo, terzo posto solitario in graduatoria e fine stagione da vivere con una tranquillità imbarazzante a differenza di avversari, come il Bari (il Catania ad esempio), lontani dagli obiettivi avventatamente dichiarati. Avere un budget cospicuo non basta nel calcio (e nella vita in generale…) quando non si posseggono le competenze necessarie, vero Paparesta?

Maurizio De Simone

(sabato 7 marzo 2015 alle 22:57)
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